Average Juventino Guy

Chiellini: “Calcio senza tifosi? Mi passa la voglia. Higuain? Lo aspettiamo. Sull’Inter…”

Il capitano della Juventus, Giorgio Chiellini, ha rilasciato un’intervista a Repubblica. Il difensore bianconero ha scritto un’ autobiografia in uscita martedì. Tra i tanti temi anche il rapporto con dei suoi ex-compagni,che in queste ore sta facendo molto discutere.

RIPRESA DEGLI ALLENAMENTI

“Devo confessarlo: a casa con le mie tre donne, mia moglie e le due bambine, sono stato benissimo. Quando la Juve mi ha richiamato alla Continassa mi è piombata la tristezza addosso. Però mi è bastato uscire con la macchina allo svincolo di Venaria perché mi si riaccendesse subito qualcosa. È stato bello ricominciare.”

RIPRESA DEL CAMPIONATO

Se ricomincerà anche il campionato? Non ne ho idea. Questa pandemia ci sta insegnando a vivere il presente, ad adattarci a cambiamenti quotidiani, a ragionare su un futuro di due mesi al massimo. Avevamo comunque bisogno di ripartire, ma non è semplice e l’ho notato nei compagni più giovani di me.
Se penso a tre mesi senza tifosi però mi passa la voglia. Ci vorrà una forza mentale sovrumana e difatti mi chiedo: ma perché lo devo fare? Ma anche: e perché no? È il nostro lavoro e dobbiamo adattarci, come anche a tutto il resto”

AUTOBIOGRAFIA

“Uscirà martedì e il ricavato andrà all’associazione Insuperabili (una scuola calcio per i ragazzi disabili, ndr). Per me è umiliante trattarli da diversi o pensarli moralmente migliori. Se gli si mostra pietà si irrigidiscono. In realtà loro hanno la forza di scherzare su loro stessi. E sono capaci di farti domande cattivissime, perché non hanno tabù.”

SULL’INIZIO DELLA SUA CARRIERA

“Ero un cavallo pazzo, le mie partite erano tutto un correre e un battagliare, un duello a tutto campo basato sulla mia prepotenza fisica. Solo dopo sono diventate una sfida lucida con l’attaccante”

SULLA SUA FAMA DA CATTIVO

Posso essere stronzo, sì, ma cattivo no. Anche mi è capitato di fare del male. Su Bergessio, nel 2013, feci un intervento sconsiderato e mi dispiacque tanto, gli chiesi scusa mille volte anche se non potevo ridargli il pezzo che gli avevo rotto. Lui stette fuori tre mesi e al ritorno scatenò una caccia all’uomo contro di me, finché a furia di gomitate si fece espellere. In ogni caso, anche in trance adrenalinica non mi mai è passato per la testa di fare male a qualcuno di proposito. Nei novanta minuti non ci sono amici. Mi ricordo una volta contro Pazzini, uno con cui sono cresciuto assieme: portava la maschera protettiva sul viso e gli ho dato fastidio apposta per tutta la partita, toccandogliela. Lui mi mandava a quel paese ma sapeva meglio di me che sarebbe andata così, difatti poi alla fine ci siamo parlati come se nulla fosse.
Nessuno mi ha fatto perdere le staffe? Quando ero giovane ero io che volevo innervosirmi, cercavo di continuo lo scontro. Sono una persona razionale, ma quando ho iniziato a giocare con gli adulti ha cominciato a venire fuori da dentro, come qualcuno che prima non c’era e che fuori dal campo non esiste. Nell’età giovanile non riuscivo a domare questa parte di me. Ma poi sono riuscito a cambiare.
In Serie A sono stato espulso due volte soltanto? Sono stato bravo a controllarmi. L’unico rosso diretto l’ho preso per un fallo di reazione su Morfeo: lui mi ha dato un calcio, io ho sbroccato, fuori tutti e due. Nel sottopassaggio poi ci siamo guardati e ci siamo detti: ma siamo proprio due scemi. Non sono uno di quelli a cui si tappa la vena e ci ricascano”

SULLA FRASE DEL LIBRO “ODIO L’INTER”

Penso che la gente capirà cosa intendo dire, che non verrò interpretato male. Io odio sportivamente l’Inter come Michael Jordan odia i Detroit Pistons. Non posso non odiarla, ma il 99,9% delle volte che ho incontrato fuori dal campo persone con cui mi sono scannato in partita, ci siamo fatti due risate. Difatti il messaggio che mi ha fatto più piacere, quando mi sono rotto il ginocchio, è stato quello di Javier Zanetti. L’odio sportivo è quello che ci spinge a superare l’avversario: se gli si dà il giusto significato, è una componente essenziale dello sport”

HIGUAIN

Se ho dei compagni che da avversario ho odiato? Higuain. Ma conoscendolo mi ha sorpreso: i “9” sono egoisti, fanno un mestiere a parte, però lui ha un lato generoso, giocherellone. È un ragazzo impegnativo perché devi coccolarlo, stimolarlo. Ha bisogno di affetto per alimentare le potenzialità incredibili che ha.
Se tornerà? Lo aspettiamo

BALOTELLI E FELIPE MELO

Balotelli è una persona negativa, senza rispetto per il gruppo. In Confederations Cup contro il Brasile, nel 2013, non ci diede una mano in niente, roba da prenderlo a schiaffi. Per qualcuno era tra i primi cinque al mondo, io non ho mai pensato neppure che potesse essere tra i primi dieci o venti.
Uno anche peggiore era Felipe Melo: il peggio del peggio. Non sopporto gli irrispettosi, quelli che vogliono essere sempre il contrario degli altri. Con lui si rischiava sempre la rissa. Lo dissi anche ai dirigenti: è una mela marcia“.
Non ho rancore né mi interessa averne, se mi toccherà condividere qualcosa con loro lo farò. Non sono il miglior amico di tutti, però loro sono gli unici due ad essere andati oltre un limite accettabile. Per come sono fatto, il problema non è se giochi bene, male o se qualche volta fai serata, ma se manchi di rispetto e non hai dentro niente. Una volta va bene, se è ricorrente no”.

SULLA VITA DOPO IL RITIRO

“Ho una visione di come dovrà evolversi il calcio, non so se tra cinque o dieci anni, ma non ancora le competenze per svilupparla. Mi vedo dietro una scrivania, non come direttore sportivo o talent scout, ma con un ruolo gestionale. Vorrei occuparmi di politica sportiva, se non fosse che è una parola che mi spaventa.
Nel libro dico che mi piacerebbe lavorare all’ECA (organismo che rappresenta le società calcistiche a livello europeo, ndr ), ma era solo per dare un’idea: di sicuro mi piacerebbe contribuire a riformare il calcio.
Nella trattativa per il taglio degli stipendi, ho mosso i primi passi da dirigente? No, ho fatto solo da tramite. La volontà era di trovare una soluzione che aiutasse il club in un momento di difficoltà e desse un esempio alla nazione, perché non è vero che noi calciatori viviamo fuori dal mondo. Non è stato facile mettere d’accordo venticinque persone, ma è stato un gesto di grande maturità da parte nostra”

Post recenti

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Chiudi il menu