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Il 2019 della Juve di Sarri. Perchè continueremo a vincere

22 Dicembre 2019, Riad. Juventus Lazio 1-3, la Supercoppa Italiana va ai biancocelesti. Tanto è bastato per scatenare il caos tra i supporters bianconeri e non. Va detto che un clima di sfiducia e di insoddisfazione nei confronti di Maurizio Sarri già era presente tra i tifosi, sia perchè in molti non avrebbero voluto l’allontanamento di Allegri, sia perchè l’ex allenatore del Napoli non è ben visto sulla panchina della Juve, soprattutto visti i comportamenti che aveva tenuto durante il suo triennio partenopeo. Un po’ lo stesso clima di contestazione che trovò proprio Allegri, quando fu chiamato a sostituire Conte.

Così nelle ultime settimane le critiche alla Juve impazzano, tra errori sul mercato, gol subiti, prestazioni deludenti e gioco latitante. Ma va davvero tutto così male? Cerchiamo di fornire un’analisi della situazione.

Senza dover scomodare paragoni con i risultati di Allegri, che comunque ha perso 3 delle 5 Supercoppe che ha disputato, fin’ora il ruolino di marcia è di quelli importanti: primi nel girone di Champions con una giornata di anticipo (non succedeva dalla Juve di Capello), mentre in campionato si è sempre primi ma a parimerito con la migliore Inter degli ultimi anni. Sicuramente se nel momento del cambio in panchina, fosse stata pronosticata questa situazione a Dicembre, in molti avrebbero firmato senza pensarci due volte.

Ma non ci si può sicuramente limitare a questo. Una delle critiche che più si sente, è sicuramente quella che accusa Sarri di non aver messo ancora del suo in questa squadra, perchè il gioco non sembra cambiato e l’11 titolare è simile a quello della passata stagione. È vero che non si vedono i dettami tattici dell’allenatore? Non proprio.

Alcuni esempi sono evidenti, altri meno, ma sono sufficienti per introdurre il tutto. Emre Can ad esempio, si trova in questa situazione perchè non è riuscito ad entrare e adattarsi ai nuovi schemi, come avevo spiegato in un mio precedente approfondimento sull’esclusione del tedesco (potete leggerlo qui), infatti il posizionamento troppo basso e la tendenza a giocare in orizzontale lo rendevano paradossalmente il centrocampista meno adatto a Sarri, contrariamente ad Allegri. La manovra ne risentiva, non essendo coordianta con quella dei compagni, anche per via di una certa lentezza nelle giocate. Il tutto portava Can ad essere fuori posizione nel gioco strutturato “a triangoli” (in cui un giocatore occupa uno dei vertici) del nuovo allenatore bianconero.
Contrariamente chi ne ha giovato è Dybala, insieme a Bentancur, Cuadrado e Pjanic (anche se nell’ultimo periodo è in leggera flessione, dovuta probabilmente alla stanchezza). I miglioramenti di questi quattro sono i più evidenti e non è un caso, visto che parliamo di alcuni tra i più tecnici in rosa.

Quindi va tutto bene? Certo che no, la Juventus ha alcuni problemi evidenti, ma forse preventivabili. Il passaggio da cinque anni con Allegri si sapeva non sarebbe stato indolore, soprattutto visto che si vuole puntare ad una filosofia di gioco completamente opposta. Inoltre il fatto che siano cinque anni di vittorie rende il processo ancora più difficile, perchè per costruire qualcosa di nuovo, bisogna prima “distruggere” almeno parzialmente qualcosa che era ben consolidato nelle menti dei giocatori. Paradossalmente, sarebbe stato più facile per Sarri imporre la sua idea di calcio ereditando una Juve “sconfitta”. Che servisse tempo per questo processo inoltre è stato più volte detto dai protagonisti, su tutti spicca il capitano Giorgio Chiellini che più volte ha detto:

“Per vedere la vera Juve dovremo aspettare la Primavera, o almeno l’anno nuovo”.


Quello che si evince dal campo è proprio questo: la fase è di transizione. Infatti finchè ci sono le energie o la partita è in controllo dei bianconeri, i reparti restano corti, si vedono triangolazioni veloci, pressing alto, verticalizzazioni, giocate che esaltano e la sensazione di domino. Poi appena bisogna “saper soffrire” la Juve non ne sembra più capace, contrariamente a quella Allegriana, che ne faceva un suo punto di forza. E in queste situazioni, arrivano i gol subiti.
Perchè? Il motivo è semplice. Seguendo la partita si nota come in questi frangenti la squadra si rifugi, quasi inconsciamente, nello stile di Allegri: ritmi lenti e baricentro basso. Inutili i tentativi di Sarri di richiamare la squadra, per alcuni giocatori questa modalità è ancora un processo automatico. Processo però che non si coniuga molto bene con lo stile di Sarri e la difesa alta a zona. Proprio per questo a difesa bassa si vedono la maggioranza degli errori individuali (saltando gli schemi c’è sempre qualcuno fuori posizione che porta i compagni all’errore) e si subiscono la maggior parte dei gol. Più raramente si incassa quando la squadra è alta.

Unito a tutto ciò ovviamente c’è il problema del mercato. Detto che i problemi di natura fisica di Ramsey erano già stati calcolati, quelli di Rabiot di ambientamento (parliamo di un giocatore titolare nel PSG da quando ha 17 anni), le ricadute di Costa che sembravano superate, l’infortunio di Chiellini e la situazione di Emre Can non potevano essere tutte previste. Questo ha obbligato Sarri a utilizzare giocatori non sempre congeniali alla sua idea, come Matuidi e Bernardeschi che, per quanto siano fondamentali nel pressing e dal punto di vista agonistico, sono un problema in fase di costruzione della manovra, rallentandola e facendo troppi tocchi.

Il rallentare la manovra per di più è insito in quasi tutti i giocatori. Questo perchè, visti i pochi mesi di lavoro, le giocate non sono ancora diventate automatiche. Il dover pensare in campo a cosa fare, porta spesso a tardare leggermente la giocata oppure a posizionarsi in modo errato e la somma di tutto ciò è che l’azione nel suo complesso riesce, ma con dei piccoli difetti che portano ad una conclusione leggermente forzata e non sempre precisa.
Questo è alla base dei pochi gol segnati, cosa evidente se si va ad osservare il parametro degli XG (gol che ci si aspetta da una squadra in base al gioco creato). Il rapporto tra gol e tiri nello specchio, calcolati sulla singola partita, è infatti il più basso tra le prime cinque del torneo. Questa prima approssimazione è utile per evidenziare una certa mancanza di precisione, sicuramente non dovuta alla mancanza di qualità individuali, ma ai motivi espressi sopra. Ecco i dati (ricavati da www.whoscored.com):

  • XG Juve: 0.26
  • XG Inter: 0.35
  • XG Atalanta: 0.32
  • XG Lazio: 0.36
  • XG Roma: 0.38

Ciè che si evince è che la Juve deve tirare minimo 4 volte per segnare, mentre alle altre 3 tiri bastano. Come se ciò non bastasse, se si volesse essere più precisi e calcolare il parametro in funzione del tipo d’azione, si può notare che il dato crolla a 0.10 (quindi 10 tiri nello specchio per siglarne solo uno) se si considerano solo le reti siglate da sviluppi di azioni “classiche” a campo aperto. I gol nati su sviluppi di calci d’angolo, rigori o rimesse laterali invece alzano leggermente questo parametro, malino pure su punizione (fonte: www.understat.com). Un’ulteriore conferma dei problemi che si ha nel concretizzare la mole di gioco sviluppata.

Infine il tutto si interseca con le classiche difficoltà che le squadre trovano nella prima parte della prima stagione di Sarri, quando devono assimilare meccanismi molto complessi e definiti ai limiti del maniacale. Basta fare un confronto tra il l’andamento del primo e ultimo anno a Napoli, anche se grafici simili si possono trovare pure per Empoli e Chelsea (fonte: www.transfermarkt.it):

Quindi perchè essere ottimisti? Perchè abbiamo superato la fase critica dell’apprendimento di Sarri (quasi) indenni, con ottimi risultati a livello numerico sia in campionato che in Champions.
Inoltre questa doveva essere ancora più complessa del solito, viste le difficoltà nel imprimere una nuova idea di gioco ad un gruppo già fossilizzato su un tipo di mentalità nella ricerca della vittoria. Su questo tornano utili ancora una volta le parole di Chiellini:

“Con Allegri eravamo abituati a vincere 1-0, anzi trovavamo l’aspetto difensivo estremamente motivante. Col nuovo allenatore abbiamo radicalmente cambiato alcuni fattori e dobbiamo trovare nuovi stimoli nell’attaccare”.

Ora la parola passa al campo, Sarri dovrà essere bravo ad estendere quello che di buono si vede per circa un’ora di partita a tutti i 90 minuti e a rendere più istintive alcune giocate, così da migliorare tutti i parametri visti sopra.
La strada intrapresa è quella giusta, che ci volesse tempo era noto, è stato bravo Sarri a coniugare in questo momento di apprendimento anche ottimi risultati (controllate cos’è successo a City e Liverpool i primi anni di Guardiola e Klopp).
I giocatori dovranno mettersi a disposizione e approfittare di questa pausa invernale per imparare sempre più, ma non ho dubbi sulla professionalità dei bianconeri.

Nel corso dei mesi la Juve ha giocato come voleva il suo allenatore per tratti sempre più lunghi, nonostante lo facesse magari un po’ lentamente. Quindi se la crescita continuasse linearmente come successo fin’ora, non potremo che gioirne a breve. Certo Maurizio Sarri non disdegnerebbe anche un aiuto sul mercato, ma non è detto che poi sia necessario.

Mi sento di vedere il bicchiere mezzo pieno. E voi?

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