Average Juventino Guy

Marchisio a DAZN: “Buffon unico mio capitano, su un futuro alla Juve..”

Nei giorni scorsi, Diletta Leotta ha intervistato Claudio Marchisio nel suo spazio “linea Diletta”. Il “Principino” ha raccontato la storia del soprannome con cui è noto per poi dilungarsi sul suo rapporto con Buffon e molti altri aneddoti. Il risultato è la bella intervista sotto riportata:

Soprannome:

“Il merito è di Federico Balzaretti. Mi presentavo al campo vestito elegante. Mentre molti arrivavano in tuta, con un jeans strappato e una felpa e, quindi, un giorno Federico mi dice: ‘Sembri proprio un Principino: tutto bello elegante’. Da lì è partito tutto.”

Buffon:

“Gigi è una vera bandiera, l’unico, secondo me, mio vero capitano. I portieri vivono una dimensione loro, sono “strani”, anche perché non sono quasi mai in campo con gli altri, hanno un loro allenatore, un allenamento personalizzato, quindi sono sempre tra loro e vivono meno il gruppo. Si dice sempre che i portieri siano un po’ “matti” ed eccentrici, ed è vero. Però Gigi, da capitano, anche se viveva meno alcune sfaccettature della squadra e dello spogliatoio, sapeva sempre alzare la guardia quando vedeva qualcosa di cui gli altri non se ne accorgavano. E questa è una dote innata.”

Futuro da allenatore:

“Ci sono dei momenti che pensi di poterlo fare, perché è stata la mia vita e mi ritrovo ad analizzare le partite coi compagni. Ma analizzare una partita non vuol dire saper fare l’allenatore. Simone Inzaghi mi ha sorpreso veramente tanto: sta facendo davvero bene. Sta dimostrando di essere molto preparato e, di regola, non ci sono così tanti allenatori che facevano gli attaccanti.”

Mancanza del calcio giocato:

“Sì il campo mi manca. Mi manca l’odore dell’erba tagliata in primavera, mi mancano i riflettori, il pubblico, ma anche mettersi una maglietta nuova… Mi manca l’emozione del goal: non ti rendi conto di quanto ossigeno ti esce fuori per un goal, è impressionante, se festeggi tanto dopo il goal sei più stanco che dopo una lunga corsa proprio perchè ti esce tutta l’aria (ride ndr). Ogni vittoria bisogna essere bravi ad assaporarsela perché dura un attimo. Come dice Antonio Conte, dura molto di più il sapore amaro delle sconfitte. Quella che mi sono assaporato di più? Sicuramente la cavalcata trionfale del primo Scudetto.”

Legami:

“A legarmi non sono mai riuscito, soprattutto da ragazzo, quando di cavolate ne ho fatte tante. Una per tutte: a 18/19 anni mi allenavo in prima squadra con Fabio Capello e mi capitava diverse volte di dormire in macchina dopo aver fatto tardi la sera precedente. Una mattina mi ha svegliato il rombo del motore della macchina di Del Piero. Io avevo dormito in auto perché era talmente tardi che non conveniva tornare a casa, quindi avevo dormito nel parcheggio salutando poi Alex che, ignaro, mi faceva i complimenti per la puntualità.”

Allenatori:

“Il primo importante è stato Deschamps: ero giovanissimo, ha creduto in me in un anno difficilissimo come quello della Serie B ed è stata una grandissima iniezione di fiducia. Ciro Ferrara mi ha dato un’identità in campo: con lui sono diventato la mezzala abile a fare goal che sono stato per anni. Antonio Conte è stato importante per tutti: ha riportato nei giocatori l’anima della Juventus. Ci ha fatto vincere in campo ma soprattutto dentro, ci ha fatto vincere con noi stessi.”

Addio alla Juve e futuro:

“L’addio l’ho maturato durante la riabilitazione. Quindi già vivevo un’altra realtà, stavo più con la famiglia, ero fuori dall’allenamento coi compagni e quello mi ha aiutato a metabolizzare. Ho una società che segue diversi sportivi per aiutarli ad alleggerire tutto ciò che è extra attività agonistica: ormai ogni sportivo è un brand e deve essere seguito a 360 gradi su tantissimi aspetti. Noi cerchiamo di alleggerire loro tutta quest’altra parte. Un futuro alla Juventus me lo immagino, certo, ma non è detto che avverrà. Sto diversificando per capire quale sarà il mio futuro.”

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