Average Juventino Guy

Tutta colpa di Sarri?

“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Parola di Giampiero Boniperti, storico presidente della Juventus, in quello che è diventato un mantra, uno slogan ed una regola che permea tutto l’ambiente bianconero. Qualche maligno lo interpreta con un machiavellico “vincere ad ogni costo e senza scrupolo”, ma la realtà è un po’ diversa: alla Juve non ci sono scuse, se non vinci sei fuori!

Sempre nella bufera

Maurizio Sarri è, di nuovo, nel mirino della critica, se mai ne fosse uscito. Seconda finale stagionale, secondo obiettivo fallito, malamente peraltro. Nelle due partite post lockdown la Juve non ha segnato neanche un gol, dato preoccupante se si considera che neppure ci è andata vicina nei 180 minuti. Il Napoli ha conquistato con merito la Coppa Italia con una prestazione più che ordinata. E allora sono tornate prepotentemente le voci che vorrebbero un Sarri lontano dal progetto Juve e che lo vedono come principale artefice delle ultime brutte prestazioni della Signora.

Maurizio Sarri e Gennaro Gattuso prima della finale di Coppa Italia

Ma la gogna mediatica che si è scatenata nei confronti del tecnico è legittima? Davvero Sarri ha perso le redini della squadra e del gruppo? O c’è qualcos’altro? Sia chiaro, nessuno qui vuole buttare fumo negli occhi. La prestazione contro il Napoli è stata ampiamente insufficiente. Se ad essa ci aggiungiamo i 90 minuti col Milan, la pessima sconfitta con il Lione pre-quarantena ed un idea di gioco offensiva mai totalmente espressa, abbiamo ben più di un campanello di allarme. In situazioni del genere, tutti, Sarri compreso, devono essere messi in discussione.

Lo stop ed un mercato così così

Tuttavia, a differenza di ciò che si legge in giro, mister Sarri può avvalersi di più di un attenuante. Credere che dopo tre mesi di stop forzato a causa di una pandemia mondiale avremmo visto una Juventus brillante ed in forma sembra un’autentica follia. Nonostante i ritmi bassissimi, Madama, e col Milan e con il Napoli, ha fatto vedere qualcosina nei primi 20-30 minuti. Migliorando la condizione atletica, ad oggi imbarazzante, i ragazzi di Sarri potrebbero esprimersi su buoni livelli per molto più di una breve frazione di gara. Il tecnico di Figline è chiamato a questa missione per salvare capra e cavoli.

Tanti dubbi andrebbero poi espressi a monte della stagione. Per la prima volta dell’insediamento di Andrea Agnelli, il mercato estivo non ha prodotto i frutti sperati. Tolti l’ottimo De Ligt e lo sfortunatissimo Demiral, i nuovi innesti hanno contribuito in maniera piuttosto marginale, a tratti addirittura dannosa, alla stagione bianconera. Il centrocampo, inoltre, fulcro delle maggiori perplessità, non ha di fatto mai ricevuto un miglioramento dall’addio di Pogba (e forse anche prima). La ciliegina sulla torta è poi la disponibilità di un solo terzino sinistro di ruolo che, fatalità vuole, si è perfino infortunato. Una grana non da poco. Risultato: la tanto sbandierata profondità della rosa si è rivelata inesistente nei fatti. Sarri sta pagando anche le colpe di un roster male assortito e sul quale ha avuto poca voce in capitolo.

Fiducia a Sarri

Al netto di tutto ciò, la stagione non è comunque da buttare. La Juve è capolista in Serie A e con un ottavo di Champions ancora da giocare. La Champions League, appunto. Il terreno in cui i bianconeri (eccezion fatta per la partita col Lione) hanno offerto le prestazioni più convincenti. Tanto della prosecuzione dell’avventura di Sarri alla Continassa si deciderà lì. Dovrà esser bravo a far compattare l’ambiente.

Ma se davvero si crede nel progetto Sarri, come sempre sottolineato dal presidente Agnelli, dovrà essere costruita una squadra a sua immagine e somiglianza nel prossimo mercato. Farlo fuori dopo una sola stagione, a meno di cataclismi sportivi, sarebbe peccato mortale. Servono uomini funzionali alla causa per far davvero sbocciare quel Sarrismo tanto ostentato quanto offuscato in questa stagione. A quel punto sì, mister Sarri non avrebbe più scuse. Perché va bene tutto, ma alla Juve, comunque sia, “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

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