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Zaniolo e Demiral out: Olimpico killer

La gara di domenica è stata un passo fondamentale per il proseguo del campionato ma ha comunque lasciato alcuni strascichi. L’infortunio di Demiral influisce sulla gestione della rosa per questa sessione di mercato, come quello di Zaniolo per la Roma. Valutando le sfortunate dinamiche degli infortuni, queste sono accomunate dal fatto che entrambe non sono dovute a un brusco intervento di un avversario. I misfatti sono avvenuti in situazioni di quotidianità per i due giovani che sono questa volta incappati in un gravissimo infortunio pur non sembrando sbilanciati. Quest’idea identifica come comune denominatore lo stadio Olimpico che era stato teatro di un’altra partita poco più di 24 ore prima.

Demiral e Zaniolo, per ironia della sorte, hanno riscontrato lo stesso infortunio: una “lesione del legamento crociato anteriore con associata lesione meniscale“. Il turco avverte il contatto con Kolarov e perciò si appoggia anche su Mancini. Non sembra dunque che un contatto possa aver portato alla perdita di stabilità quando il piede tocca terra. Zaniolo urta con Rabiot e De Ligt soltanto dopo che, caricato il peso del corpo per sterzare, il piede gli cede e con esso il ginocchio. Quest’ultimo caso è stato paragonato alla vicenda di Ronaldo nella finale di Coppa Italia ’99/’00, ma occorre una dietrologia. È vero che entrambi stavano distribuendo su una sola gamba il peso del corpo per dribblare, ma Ronaldo tornava dopo 6 mesi da un infortunio che lo aveva indebolito molto, mentre Zaniolo era in piena forma. Per giunta l’infortunio di Ronaldo è avvenuto in un turno infrasettimanale (con il terreno visibilmente provato) nello stesso stadio messo ora in discussione.

Seppur non sembrasse deteriorato, il tappeto dell’Olimpico vede spesso alzarsi diverse zolle e lo stesso Diego Perotti, nel post partita, ha dichiarato che il campo della sua squadra:

“…Non è secondo me all’altezza della Serie A (…) c’è sempre qualche buca e sicuramente il campo ha fatto sì che gli infortuni siano così gravi”.

Se le premesse sono queste, è lecito pensare che giocare due partite a 24 ore di distanza sia stata una scelta sciagurata della Lega. A prescindere da questo, si torna sempre e comunque facilmente a parlare di quanto ampia sia la forbice tra il movimento del calcio inglese (l’elemento oggi evidente riguarda campi e dunque stadi) e la rispettiva forma italiana. La risalita del calcio italiano deve iniziare dagli stadi e se un campo “entra in scivolata” sui nostri giovani talenti, non siamo partiti col piede giusto.

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